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8 marzo 2013 5 08 /03 /marzo /2013 16:43

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Seminari di formazione a tema di psicogenealogia e costellazioni psicogenealogiche continueranno a giugno - data da definire - programma: Sindrome du Gisant; Progetto senso

 

Presso: Oxfordcentre International Academy, Corso Regio Parco 2, 10153 Torino.

Orario: dalle 10 alle 13 e dalle 14,00 alle 18,00.

Maura Saita Ravizza 3409345394

 

 

Domenica 18 novembre 2012

 

 

 

1° seminario:

Psicogenealogia - Inconscio individuale e collettivo - Campi morfici - Psicogenealogia pratica: il genosociogramma.

 

Domenica 9 dicembre 2012

2° seminario:

Mito familiare - Lealtà invisibili Boszormenyi-Nagy - Esclusione dal sistema familiare (capro espiatorio) - Anne Ancelin Schutzenberger- Sindrome di anniversario.

Domenica 27 gennaio 2013

3° seminario

Segreti di famiglia (video Anne Ancelin Schützenberger) - Analisi dei genosociogrammi dei partecipanti.

 

Domenica 24 febbraio 2013

4° seminario:

Elaborazione del lutto - Bambino di sostituzione. Analisi dei genosociogrammi portati dai partecipanti.

 

Domenica 24 marzo 2013

5° seminario:

Cripta e fantasmi psichici (N. Abrahams, M.Törok) - Resistenze al cambiamento - . Analisi dei genosociogrammi  dei partecipanti.

 

Domenica 12 maggio 2013

6° seminario:

Costellazione gemello morto in utero - Sindrome du Gisant - Analisi dei genosociogrammi dei partecipanti

 

​Domenica da definire - giugno 2013

7° seminario:

Nevrosi di classe -Sindrome du Gisant - Analisi dei genosociogrammi dei partecipanti

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31 dicembre 2012 1 31 /12 /dicembre /2012 15:41

 

genogramma jpg

 

 

L’effetto Zeigarnik è la tendenza a ricordarsi meglio di un compito quando la sua realizzazione si è arrestata mentre si stà cercando di completarla

Il fatto di impegnarsi nella realizzazione di un compito crea una motivazione che resta insoddisfatta se il compito si è interrotto. Per questa ragione un compito interrotto è memorizzato meglio che un compito completato.

 

Bluma Zeigarnik (1900-1988) era una psicologa americana di origine russe. Sperimenta questo fatto in una scuola con dei bambini a cui domanda di compiere in una giornata una serie di venti piccoli lavori (modellare degli animali, infilare delle perle, mettere insieme dei pezzi di puzzle).

La metà delle attività furono terminate, le altre non fu possibile concluderle per mancanza di tempo. Un po’ di tempo dopo ai partecipanti venne chiesto di indicare tutte le attività che avevano fatto in quella giornata.

 

Risultò che le attività che non si erano potute concludere erano citate due volte di più che le altre, come se la non conclusione di un compito intrapreso creasse una tensione duratura dell’organismo, di cui il ricordo non sarebbe che l’impronta. In effetti quando si da la possibilità ai soggetti di concludere il loro lavoro, si produce un rilassamento e non c’è più differenza di memorizzazione con i compiti precedentemente conclusi.

 

Il cervello tiene in memoria più intensamente una informazione incompleta che completa. Bluma Zeigarnik ha osservato che questo stato di attesa si manifesta con un sentimento di tensione, di disagio, e di malessere che scompare a poco a poco dal momento in cui il compito è concluso.

Anne Ancelin Scützenberger ha proposto questa spiegazione per spiegare le ripetizioni di date ed venti transgenerazionali: anche i compiti non terminati dei nostri avi (lutti non elaborati, traumatismi di cui non siè potuto parlare, ma anche frodi, ingiustizie, ecc) restano nella memoria familiare creando malesseri e tensioni, fino a che qualcuno riesce, attraverso degli atti simbolici (genosociogrramma, costellazioni familiari, mandala, ecc) per concludere il compito e poter passare oltre.

 

Maura Saita Ravizza

via Gropello

10138 Torino

3409345394

 


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25 settembre 2012 2 25 /09 /settembre /2012 18:03

Scan 4

 

Milano : risposte alle domande del pubblico durante la presentazione del mio libro : Jung, Psicogenealogia e Costellazioni Familiari, Edito da Psiche 2 Torino

 

http://www.youtube.com/watch?v=KmofTzjHDvw

 

Maura Saita Ravizza
Via Gropello
10138 Torino
3409345394

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8 luglio 2012 7 08 /07 /luglio /2012 14:59

 

pres Belgravia

La conferenza è gratuita.

 


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20 giugno 2011 1 20 /06 /giugno /2011 22:47

                                           foto3

 

INTERPRETAZIONE DEI SOGNI E PSICOGENEALOGIA

 

Per Jung, come anche per Freud, il sogno é la "via reale" per comprendere i meccanismi operanti dell'inconscio. Come ho scritto nell'articolo sull'inconscio (vedi: http://psicogenealogia-torino.over-blog) uno dei modi di espressione dell'io più profondo é il sogno. Nel sogno l'inconscio esprime, attraverso un simbolismo che gli é proprio, dei messaggi che solo la persona che sogna può comprendere e che dipendono dalla sua storia personale e dalla sua cultura. Il sogno svela le nostre parti più arcaiche quindi anche l'inconscio collettivo e familiare portatore delle memorie transgenerazionali. È dunque un prezioso strumento per chi lavora sui segreti familiari: noi non sappiamo (la nostra mente cosciente non sa) di avere dei ricordi antichi riguardanti la storia della nostra famiglia e qualche volta i sogni li svelano.


Jung considera che il sogno é una compensazione di una attitudine cosciente troppo rigida e costituisce spesso un invito ad allargare la nostra personalità accogliendo i contenuti inconsci per spingerci verso il cambiamento interiore - processo di trasformazione dell'Io che Jung ha chiamato individuazione - per uno sviluppo globale della persona.


Il lavoro di psicogenealogia che propongo si avvale, oltre che dell'utilizzazione del genosociogramma o albero psicogenealogico e delle costellazioni familiari, anche dell'interpretazione dei sogni junghiana. Spesso durante il percorso di ricerca transgenerazionale succede di trovarsi in un vicolo cieco: i dati raccolti sono insufficienti per capire cosa é veramente successo e per avere una presa di coscienza del rapporto tra la storia passata della famiglia e le difficoltà che ci angustiano nel presente. In questi casi l'inconscio può inviarci dei sogni che attraverso la loro simbologia possono aiutarci a trovare delle nuove vie di comprensione.


Diceva Jung:

"Io spesso non so rispondere alle domande del paziente - Cosa mi consigliate? Cosa devo fare? Io non ne so più di lui. Io  so solo una cosa, che se la mia parte cosciente non vede più davanti a se nessuna via praticabile e resta bloccata, la mia anima inconscia reagirà a questa confusione (...). Come? Portando un nuovo dato, proponendo al conscio una nuova via, producendo un simbolo vivente che trascende il problema e permette di superarlo. Mettersi all'ascolto dei propri sogni é allora di importanza capitale, perché é attraverso loro che può manifestarsi la creatività"


 

Come spiega Robert A. Johnson in "Travail interieur, comment utiliser les rêves  pour son dévéloppement personnel" il sogno non può essere ridotto a schemi teorici validi comunque e per chiunque, nessun simbolo che appare nel sogno può essere considerato indipendente dallo spirito soggettivo della persona che produce il sogno, é dunque assurdo credere che possano esistere delle guide prefabbricate e sistematiche del simbolismo dei sogni. Il modo in cui l'inconscio completa o compensa la coscienza varia talmente da un individuo all'altro che é impossibile classificare i sogni e i loro simboli.

 

 

Il metodo di analisi dei sogni che utilizzo in parallelo alla psicogenealogia é quella che ho appreso durante l'analisi didattica centrata sui sogni che ho seguito in Francia con una psicoanalista junghiana e si articola in quattro fasi:

1- fare delle libere associazioni riguardanti le immagini del sogno;

2- stabilire il nesso tra le associazioni e le dinamiche interne;

3- interpretare i dati acquisiti per comprendere il messaggio che l'inconscio ha inviato;

4- fare delle pratiche per concretizzare l'indicazione che ci viene data dall'inconscio.


 

1- ASSOCIAZIONI


 

Per ciascuno dei simboli presenti nel sogno l'inconscio é pronto a fornire le associazioni, cioè le chiavi di lettura, necessarie a comprendere il significato del messaggio.

Il lavoro comincia verbalizzando in modo spontaneo le associazioni che le immagini del sogno (luoghi, persone, oggetti, ecc.) ci suggeriscono.

Quale sentimento quell'immagine ci ispira? Cosa mi viene alla mente spontaneamente davanti a questa parola?


L'associazione può essere qualsiasi parola ci venga allo spirito liberamente e senza censure di alcun tipo. Anche, e sopratutto, se ci sembra assurda, priva di senso, stupida.

Bisogna continuamente accertarsi che ciascuna associazione (generalmente 3 o 4 per simbolo) si riferisca all'immagine di partenza e non all'associazione che la precede, cioè che non si concatenino tra di loro.

Le associazioni possono essere in rapporto con espressioni popolari o familiari, trovarsi all'interno di qualche cosa che si é letto, ascoltato o visto ma possono anche non avere alcun nesso con qualche cosa di necessariamente spiegabile con una logica comune.

Bisogna poi scegliere l'associazione più pertinente quella che tra le altre può svelare il messaggio simbolico del sogno e per fare questo é necessario ascoltare il proprio io profondo per permettere che affiori quella giusta.


Il simbolo del sogno ha come funzione di farci reagire, di risvegliarci a qualche cosa ed é legato, secondo Jung, a sistemi di energia profondamente seppelliti nel nostro inconscio. Quando si stabilisce una connessione (associazione) molto vicina alla sorgente di energia é come quando un polo negativo e uno positivo di un filo elettrico vengono messi in contatto e producono delle scintille. È quello che gli anglofoni chiamano insight o illuminazione. I francesi parlano di "fare clic" nella testa e noi di una lampadina che si accende e illumina il buio che c'é nella coscienza permettendoci di vedere quello che credevamo ignorare.


Un altro metodo per trovare le associazioni che ci interessano é  quello che viene chiamato "amplificazione archetipica" che consiste nel cercare delle informazioni sugli archetipi o simboli universali che appaiono nei sogni, nei miti, le favole e le antiche tradizioni. Ricordandosi sempre che comunque, come ha scritto Jung in L'uomo e i suoi simboli : "Nessun simbolo che appare in un sogno può essere considerato esterno allo spirito che lo sogna".


 

2 - le dinamiche del sogno


 

In questa fase dell'elaborazione si collegano i simboli del sogno a la dinamica particolare in atto nella nostra psiche, identificando le parti di noi stessi che sono rappresentate nel sogno.

Per dinamica interiore si intende "quello che cambia o si produce dentro di noi, un movimento emotivo come un attacco di collera, un conflitto interiore, un sentimento, un' attitudine, ecc."


Mettiamo che nel sogno sia apparso il colore rosso e nelle associazioni che sono state in seguito espresse sia la parola  vergogna che più sentiamo in rapporto con questo colore. A questo punto dobbiamo domandarci a che cosa può essere associato il sentimento di vergogna, a cosa corrisponde, perché lo sogniamo in questo momento della nostra vita, ecc. Si tratta dunque di collegare il sogno al nostro mondo interiore, alla molteplici "faccette" che, come in un cristallo, compongono l'insieme della nostra personalità.


L'idea che sta alla base di questa tecnica interpretativa é che il soggetto del sogno é essenzialmente il processo di individuazione cioè la rappresentazione del nostro itinerario personale sulla via della completezza tra le varie parti che ci compongono. Si sognano le avventure, gli ostacoli, i conflitti, le riconciliazioni di questa battaglia che porta alla scoperta di quello che Jung ha chiamato "Se": l'unione armonica del conscio e dell'inconscio, la totalità dell' individuo che riguarda anche l' inconscio transgenerazionale.

I sogni sono in realtà dei ritratti di noi stessi, dei nostri processi interiori, una sorta di specchio particolare che ci rimanda l'immagine della nostra personalità interiore, dei nostri valori, dei nostri conflitti.


Jung ci dice che nel corso della vita il nostro processo di maturazione interiore esige che noi esaminiamo coscientemente ciò che il nostro inconscio esprime e contesta nei sogni. Abbiamo tutti delle personalità multiple che coesistono pacificamente e fanno la nostra ricchezza interiore, ma che possono diventare conflittuali e creare dei problemi più o meno gravi.

 

Una fonte di conflitti  transgenerazionali è, per esempio, il dovere di lealtà che ci lega alla nostra famiglia di origine, al nostro paese, alla nostra cultura. Quando le persone emigrano vivono questi conflitti spesso inconsci : a chi devo essere leale, alla mia famiglia di origine o a quella che mi sono costruito? Al paese dove sono nato o a quello che mi ha accolto? Alle tradizioni dei miei padri o alla cultura del luogo dove vivo?

Questi conflitti restano spesso irrisolti perché le persone non ne comprendono "coscientemente" il senso e vengono dunque trasmessi di generazione in generazione. Quindi si può sognare il colore rosso che significa per noi la vergogna perché viviamo ancora questo sentimento dei nostri ascendenti che non hanno potuto adempiere al loro dovere di lealtà.


 

3 - L'INTERPRETAZIONE


 

L'interpretazione é la risposta alle domande: - Qual'é il messaggio centrale, il più importante che il sogno vuole comunicarmi? Cosa sta cercando di dirmi l'inconscio? Cosa mi consiglia? Quale posto devo dare a questo messaggio nella mia vita quotidiana?

Qual'é l'informazione più importante per me nel messaggio inviatomi tramite il sogno?


Non si può veramente interpretare un sogno se non si é ben lavorato nelle due fasi precedenti (libere associazioni e comprensione delle dinamiche interne).

Talvolta ci si può trovare davanti a più interpretazioni possibili: come per le libere associazioni bisogna cercare di "sentire" quella che é la più pertinente per potere fare una scelta.

Un altro modo é cercare, come nei romanzi polizieschi un piccolo indizio che può portare alla soluzione.

In ogni sogno possiamo trovare un piccolo dettaglio apparentemente insignificante, una infima traccia, che ci indica in modo evidente come dobbiamo interpretarlo; si parla di indizio-chiave ed é un procedimento molto utilizzato anche in letteratura.


Inoltre :


-scegliere sempre l'interpretazione che insegna qualche cosa di nuovo, l'inconscio cerca di dire qualche cosa che é attuale;

-evitare tutte le interpretazioni auto-compiacenti che lusingano l'ego - non é la funzione del sogno farei vedere la riuscita ma il conflitto e il modo per risolverlo

-per la stessa regione non considerare valide le interpretazioni che negano la  responsabilità individuale dando la colpa a qualcuno d'alto: evitare che i sensi di colpa  guidino l'interpretazione.


 

4 - I RITUALI


 

È la fase di "riparazione: agire coscientemente per onorare il messaggio che il sogno a veicolato. Se per esempio il sogno parlava del conflitto di lealtà dei vostri avi trovate il modo di tornare al loro paese di origine e fate degli atti simbolici che abbiano come fine onorare il loro ricordo.

Scegliete dei rituali fisici, discreti e ragionevoli come un viaggio, una passeggiata, un luogo particolare da visitare, una cerimonia significativa, ecc.

Il rituale deve essere la rappresentazione fisica del cambiamento di attitudine interiore nel senso che il sogno ha mostrato. Bisogna sempre ricordare che l'inconscio é parte di noi stessi e che dunque non domanda mai alla persona di fare qualche cosa che non é in grado di fare o che le può fare inutimente male.

 

Maura Saita

via Gropello 

10138 Torino

3409345394

mail: maura.saita@libero.it 

 

Links:

http://msaita-psy.net.over-blog.net/

http://www.psicogenealogia-costellazioni.it/

http://psicogenealogia.over-blog.it/

http://psicogenealogiacostellazionifamiliari.blogspot.com/

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8 gennaio 2011 6 08 /01 /gennaio /2011 11:42

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  Seminari
 Genosociogramma/Genogramma


 Maura Saita Ravizza

 

Corsi di formazione



Date da destinarsi

Presso l'associazione culturale Verba...Manent - Via Lessona, 46 – Torino
a due passi dal Parco della Pellerina
Metro: Rivoli, Bus: 2/13//29/32/65/71
 
Informazioni: 3409345394 – maura.saita@libero.it

 


Il genosociogramma é:

 

• Un albero genealogico commentato;

• Una rappresentazione grafica dei legami familiari;

• Un disegno che schematizza le grandi tappe del ciclo di vita della famiglia;

• Uno strumento indispensabile per l'analisi transgenerazionale del sistema famiglia.


OBIETTIVI DEL SEMINARIO


• Imparare l'utilizzo e la lettura dello strumento del genosociogramma. Apprendere a elaborare e interpretare un genosociogramma.

• La lettura del genosociogramma: imparare a reperire le sincronicità, i segreti, i non detti, i miti e i fantasmi familiari, le ripetizioni transgenerazionali, il bambino di sostituzione e quello di riparazione, le nevrosi di classe, la sindrome di anniversario, ecc.

• Approfondire le nozioni di trasmissione transgenerazionale; esplorare i miti familiari, i sistemi di valori e le credenze, le missioni legate al ruolo assegnato dalla famiglia (proiezioni e identificazioni), la bilancia dei conti e gli esclusi dal sistema.

• Riflettere sul simbolismo dei nomi come possibile pista d'investigazione dell'inconscio familiare e sul "progetto senso" legato alla nascita di ogni individuo. Comprendere la nozione di elaborazione del processo del lutto attraverso il genosociogramma.

• Integrare la necessità di un’investigazione approfondita del proprio romanzo familiare per sviluppare le proprie competenze. Approfondire le proprie motivazioni e gli obiettivi con un percorso il più possibile personalizzato.


 

PROGRAMMA


 

Il corso teorico-pratico propone una parte di teoria seguita da dimostrazioni pratiche di lavoro con il genosociogramma e prevede lo sviluppo dei seguenti punti:


 

1.  Trasmissione transgenerazionale inconscia, teorie:


• Freud e l'anima collettiva

• Jung inconscio collettivo, archetipi e sincronicità

• Cripta e fantasmi psichici - Nicolas Abraham e Maria Török

• Lealtà familiari - Ivan Boszormenyi-Nagy

• Sindrome d’anniversario - Anne Ancelin Schützenberger

• Il bambino di sostituzione

• Nevrosi di classe

• L’esclusione dal sistema familiare

 

 

2. Genosociogramma


•Cosa é un genosociogramma (storia, definizioni)

•Le convenzioni grafiche, le chiavi d'interpretazione.

•La lettura del genosociogramma.

•Linguaggio verbale e non verbale.

•Moreno e la nozione di frecce sociometriche

 

•Importanza del contesto storico, sociale e economico.

 

3. Pratica di lavoro con il genosociogramma


• Studio di casi particolari.

• Genosociogrammi dei partecipanti; qualcuno avrà l'occasione di fare il proprio genosociogramma davanti al gruppo. Questa modalità permette a tutti di comprendere e integrare tutte le tappe e le implicazioni dell'accompagnamento con questo strumento.

• Pratica di accompagnamento nella costruzione del genosociogramma, con particolare attenzione alla nozione di linguaggio non verbale.


 

 

LA PSICOGENEALOGIA


La psicogenealogia é un approccio sistemico familiare con delle forti connotazioni psicoanalitiche sviluppato negli anni '70 da Anne Ancelin Schützenberger. Secondo questo metodo, i traumi, i segreti, i conflitti vissuti drammaticamente, possono condizionare, per trasmissione transgenerazionale inconscia, i discendenti che possono

diventare portatori di disturbi e malattie come di comportamenti bizzarri e inesplicabili.


Gli obbiettivi della psicogenealogia sono :


«Parlare della propria vita e mostrare chiaramente la storia della famiglia attuale e di quella di origine mettendo in evidenza le relazioni tra le diverse persone che la compongono (…) Situarsi in una prospettiva transgenerazionale e mettersi alla ricerca delle proprie radici e della propria identità ;

Mettere in evidenza il processo di trasmissione transgenerazionale e i fenomeni di ripetizione transgenerazionale (...)

Comprendere gli effetti di un lutto non risolto, dei non detti, comprendere una situazione come quella del bambino di sostituzione o rimpiazzo (...)

Mettere in evidenza anche i diversi ruoli familiari, le regole sottintese per capire le modalità transazionali in gioco nella famiglia »

(Anne Acelin Shützenberger, Sindrome degli antenati)


Lo strumento principale di questo approccio é il genosociogramma.

Il genosociogramma permette di capire i sotto-intesi degli avvenimenti tragici; i drammi, gli incidenti, le patologie, i disordini amorosi, i disordini psichici, ecc.

Fa apparire chiaramente le informazioni legate al "progetto senso", cioé i desideri consci o inconsci che sono stati trasmessi al bambino che doveva nascere, permettendo cosi' di poter discernere tra quello che appartiene all'inconscio familiare e ciò che riguarda l'individuo nella sua autonomia e libertà.


 

BIBLIOGRAFIA ITALIANA


•Abraham Nicholas - Torok Maria, La scorza e il nocciolo;

•A. Ancelin Scützenberger, La sindrome degli antenati; Una Malattia Chiamata Genitori, Il piacere di vivere ;

•I. Boszormenyi-Nagy, G. Spark, Lealtà invisibili. La reciprocità nella terapia familiare intergenerazionale ;

•Rupert Sheldrake, La Mente Estesa; I poteri straordinari degli animali ;

•Carl Gustav Jung, Ricordi, sogni, riflessioni ;

•Sigmund Freud, Totem e tabù ;

•Doris Langlois, Lise Langlois, Psicogenealogia.

•Marie-Noëlle Maston-Lerat Psicogenealogia, relazione con il denaro e successo.


PER CHI 


La formazione è adatta a tutti e non richiede prerequisiti. E`aperta sia a chi desidera utilizzare questo metodo per il proprio sviluppo personale sia a chi, essendo già un professionista nella relazione di aiuto, vuole imparare a usare il genosociogramma come strumento di lavoro.


MAURA SAITA RAVIZZA


Consulenze individuali di Psicogenealogia.

Psychothérapeute certificata presso l’Institut Européen de Psychologie Appliquée di Saint Laurent du Var (Nizza-Francia)

Formazione in Psicogenealogia presso Cathy Damiano ex allieva di Anne Ancelin Schützenberger.

Facilitatore in Psicogenealogia e Costellazioni Familiari secondo il metodo simboloimmaginale, certificazione riconosciuta da AISCOM Svizzera.

Docente di Analisi Transgenerazionale presso IEPA di Saint Laurent du Var (Nizza) e presso la scuola italo-svizzera di counseling Nonterapia (Bissone).


 

QUANDO

 
Sabato 19 e domenica 20 febbraio 2011

DOVE

 
Presso l'associazione culturale Verba...Manent Via Lessona, 46 – Torino
a due passi dal Parco della Pellerina
Metro: Rivoli, Bus: 2/13//29/32/65/71
 
Informazioni: 3409345394 – maura.saita@libero.it

INFORMAZIONI PRATICHE

La partecipazione alle attività presso la sede di via Lessona 46 prevede l’adesione all’Associazione Culturale Verba...Manent.
 L’associazione ed il tesseramento sono gratuiti.
Il corso è aperto a tutti, senza limiti di età, residenza, esperienza.

Links:

http://msaita-psy.net.over-blog.net/

http://www.psicogenealogia-costellazioni.it/

http://psicogenealogia.over-blog.it/

http://psicogenealogiacostellazionifamiliari.blogspot.com/

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24 agosto 2010 2 24 /08 /agosto /2010 17:58

                                    arbregenealogiquep.jpg

 

Dopo un secolo di psicanalisi, terapeuti di varia estrazione si sono resi conto che non tutte le difficoltà dell’individuo venivano dal rimosso personale.

Tra i primi Maria Törok e Nicolas Abraham, psicanalisti freudiani di origine ungherese, hanno notato che certi pazienti in analisi mostravano sintomi o esprimevano sentimenti che non erano in nessuna relazione con la loro storia personale. Hanno poi sviluppato delle ricerche su più generazioni e hanno formulato l’ipotesi dell’esistenza nella psiche umana di “cripte” e “fantasmi” legati a traumi psichici, segreti o problematiche taciute, degli antenati.

 

La psicanalisi considera che esiste nella psiche o anima dell’uomo una parte conosciuta (conscio) e una parte nascosta o sconosciuta (inconscio) dove si trovano tutti i contenuti che non possono essere portati alla coscienza per varie ragioni (traumi rimossi, pensieri inaccettabili per la morale della persona, ricordi troppo dolorosi, ecc). I sogni, in particolare, ci mostrano l’esistenza di questo “altro” mondo che ci influenza molto anche nella nostra vita diurna per esempio con malattie psicosomatiche che spesso hanno origine da qualcosa che si riesce a comprendere solo dopo un lungo lavoro di analisi.

 

Ma fino ai lavori di Maria Törok e Nicolas Abraham si considerava che solamente l’ inconscio individuale era importante per un lavoro di analisi.
Freud, a un certo punto della sua elaborazione, con il saggio “Totem e Tabù” aveva affrontato la questione della trasmissione psichica transgenerazionale, ma era troppo preso dalle sue teorie sulla sessualità e aveva volutamente sottovalutato l’importanza di questa scoperta. Bisogna dire che all’epoca di Freud la sessualità soprattutto femminile era totalmente negata e ciò produceva malattie, come l’isteria, che nascevano dalla repressione di questi istinti naturali. Il sesso era considerato “disdicevole” e il fatto di parlarne, anche se da un punto di vista medico, era una buona ragione per mettere all’indice una persona. L’ottocento era effettivamente malato di sessualità repressa e Freud ha dovuto lottare parecchio per fare accettare questa diagnosi. Ma la sua lotta l’ha portato in direzioni che spesso non gli hanno permesso di approfondire le sue innumerevoli intuizioni.
 

Solo Carl Gustav Jung, discepolo prima e antagonista poi di Freud, aveva compreso l’importanza di questa trasmissione psichica tra generazioni e aveva ipotizzato l’esistenza di un inconscio collettivo luogo della psiche dove l’elaborazione mentale umana si trasmette attraverso i secoli. Ma Jung si era interessato in particolar modo alle rappresentazioni più arcaiche, gli archetipi, senza vedere che per lo stesso meccanismo potevano essere trasmesse nelle famiglia anche immagini, sentimenti, sensazioni, il vissuto, di antenati più o meno prossimi.

Molti altri studiosi, psicoterapeuti, psicanalisti, esperti, hanno approfondito successivamente la tematica della trasmissione psichica tra generazioni e negli anni sessanta Anne Ancelin Schützenberger, psicologa francese allieva di Moreno, ha fatto una sintesi di tutti questi studi e a proposto un nuovo approccio psicoterapeutico che ha chiamato psicogenealogia.
 

La sua storia personale era costellata di problematiche familiari che si ripetevano di generazione in generazione, come per esempio la morte del figlio secondogenito: cercando le ragioni di questa tragica ripetizione  e confrontandosi con l’ esperienza di altri terapeuti è arrivata a elaborare una teoria che potesse spiegare questa “compulsione” alla ripetizione. Anne Ancelin ha anche lavorato per diversi anni in ospedale nel reparto di oncologia tra i malati incurabili e ha potuto verificare che anche in questi casi si erano verificati precedenti di incidenti e malattie non imputabili a trasmissione genetica, come per esempio il caso del paziente il cui il nonno aveva ricevuto una zoccolata di un cammello nei testicoli, che si ammala di tumore ai testicoli due generazioni dopo.
 

 Anne Ancelin ha confrontato la sua esperienza di decine di casi clinici con lo studio di una psicologa statunitense, Josephine Higard, che aveva scoperto che l’apparire di una psicosi nell’era adulta era legato in modo “statisticamente significativo” alla ripetizione familiare di un trauma importante avvenuto nella stessa data nel passato.
 

Queste “coincidenze”, troppo numerose per essere considerate tali, sono state imputate alla “sindrome di anniversario”: una sorta di lealtà familiare inconscia spingerebbe la persona a patire le stesse pene che altri avi hanno sofferto e sovente nelle stesse date. Io stessa ho potuto riscontare diversi casi di persone con questa problematica nell’albero genealogico: Paule, per esempio, di cui ho parlato nel mio mémoire Psychogénéalogie et inconscient collectif de C.G.Jung, ha visto riprodursi per più di tre generazioni nel suo albero genealogico uno scenario di divorzi e tradimenti fino a arrivare al suo divorzio nella stessa data di quello dei suoi genitori.
 

 In psicogenealogia si lavora su una sorta di albero genealogico commentato (genosociogramma) e si mettono in evidenza le ripetizioni problematiche, le date e i nomi, i ruoli di rimpiazzo o di sostituzione di persone morte, ecc. L’ipotesi che è alla base è che tra le generazioni, oltre a una trasmissione di tratti fisici e somatici attraverso il DNA, si trasmettono anche ricordi, sentimenti e problemi rimossi. Oggi questa ipotesi è avvalorata dai lavori del biologo inglese Rupert Sheldrake che ha scoperto i campi morfici, una sorta di campi d’energia che uniscono gli individui e gli animali al di là dello spazio e del tempo (come i campi quantici) e che posseggono una sorta di memoria trasmissibile.
 

Mi chiamo Maura Saita, ho vissuto negli ultimi dieci anni in Francia dove ho ottenuto, dopo quattro anni di studi e un esame finale sulla mia tesi “Psychogénéalogie et inconscient collectif de C.G. Jung”, la certificazione di Psychothérapeute. 

 

Ho seguito inoltre la formazione in psychogénéalogie a Nizza presso un allieva di Anne Ancelin Schützenberger, Cathy Damiano.

Attualmente a Torino accompagno, come consulente, delle sessioni di psicogenealogia.

 La psicogenealogia può essere praticata sia in gruppo che individualmente con il consulente in psicogenealogia che accompagna le persone interessate nella stesura del proprio genosociogramma.  

 

maura.saita@libero.it

 Via Gropello 10138 Torino

3409345394

SITI WEB : 

 

http://www.psicogenealogia-costellazioni.it/

http://psicogenealogia.over-blog.it/

http://psicogenealogiacostellazionifamiliari.blogspot.com/

 

Il book traileler del mio libro "Jung, Psicogenealogia e costellazioni Familiari" edito da Psiche2, Torino:

http://www.youtube.com/watch?v=0vTjhKBDBHo

 

 

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2 luglio 2010 5 02 /07 /luglio /2010 17:57

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Le costellazioni familiari generalmente si  svolgono con un gruppo di almeno una decina di persone. La persona che vuole fare la sua costellazione racconta brevemente la ragione che la spinge a questa scelta e gli obbiettivi che vorrebbe vedere realizzare e poi sceglie delle persone nel gruppo per rappresentare i vari personaggi della famiglia.

 

La persona accompagna queste persone una a una e le collocan nello spazio senza troppo pensare ma “sentendo” qual’è il loro posto giusto nello spazio fisico e immaginario della famiglia che si viene a creare durante la seduta. Le persone non sanno perché mettono , per esempio, un padre lontano da suo figlio o un antenato che “guarda” fuori dallo spazio sistemico familiare, ma questo primo posizionamento ci dice già tutto dei rapporti all’interno del sistema famiglia.


La persona “sa”, o meglio il suo inconscio “sa”, quali sono i problemi e i nodi transgenerazionali e quali possono essere le eventuali soluzioni. Con l’aiuto di un esperto può già a questo punto formulare delle ipotesi che possono aiutare a dipanar la complessa matassa dei conflitti familiari.

 

Il rappresentante di un familiare della persona che fa la costellazione messo in un certo "posto" in rapporto a altri rappresentanti che si trovano dislocati rispetto a lui in un certo modo, vivono sentimenti diversi che sono direttamente in rapporto alla loro dislocazione e al rapporto di vicinanza o lontananza che hanno con gli altri individui del sistema che si viene a creare.

 

Dunque tristezza per l’isolamento, angoscia per la solitudine o il troppo avvicinamento a altri individui possono essere messi direttamente in relazione con la loro dislocazione spaziale. Nelle costellazioni di gruppo chi conduce fa parlare i rappresentanti  di quello che sentono nelle posizioni in cui sono stati messi e  propone delle ipotesi di soluzione dei conflitti, riposizionando le persone e facendogli dire delle frasi utili a comunicare all’inconscio le soluzioni necessarie.


Gli stessi principi possono essere applicati in seduta individuale : alcune persone hanno sentito parlare del lavoro con le costellazioni familiari e sarebbero tentate da questo approccio ma sono infastidite dall’idea di dovere parlare della propria famiglia davanti a degli estranei. Il detto popolare “i panni sporchi si lavano in casa”  illustra bene questa attitudine: per alcune persone parlare davanti a degli estranei dei problemi dei membri della propria famiglia è un “tradimento”. Altra cosa è parlarne con un esperto, una persona neutra che, come il medico, ha il dovere del silenzio e della discrezione.


Anche nella seduta individuale saranno “posizionati” i vari membri della famiglia creando così un disegno del ruolo sistemico di ciascuno di loro. Inoltre sarà possibile che la persona si “metta al posto” di uno di questi membri e “senta” come si potevano sentire nel ruolo che la famiglia gli aveva attribuito. Sappiamo che gli individui sono legati tra di loro da una rete invisibile che determina fortemente i loro comportamenti, i loro limiti e le loro possibilità.

Prendere coscienza “emozionalmente” del vissuto, delle difficoltà, e dei traumi che ha subito un nostro antenato ci aiuta a comprendere il suo comportamento e ciò che ci ha trasmesso.

 

A Torino propongo un lavoro di psicogenealogia (albero psicogenealogico) all’inizio, in modo che la persona possa approfondire le sue problematiche attuali e verifichi il loro rapporto con quelle degli antenati secondo il metodo di Anne Ancelin Schützenberger (Sindrome degli antenati, Di Renzo editore), in seguito  si sviluppa un lavoro di costellazione su una parte dell’albero. Spesso si tratta di “riparare” disfunzioni e problemi che ciascuno porta dentro di sé ma che vengono dalle storie e dalle difficoltà che i nostri antenati non hanno potuto risolvere.

 

Maura Saita

via Gropello

10138 Torino

3409345394

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1 marzo 2009 7 01 /03 /marzo /2009 21:25

                                                  

 

 

Dopo un secolo di psicanalisi, terapeuti di varia estrazione si sono resi conto che non tutte le difficoltà dell’individuo venivano dal rimosso personale.

Tra i primi Maria Törok e Nicolas Abraham, psicanalisti freudiani di origine ungherese, hanno notato che certi pazienti in analisi mostravano sintomi o esprimevano sentimenti che non erano in nessuna relazione con la loro storia personale. Hanno poi sviluppato delle ricerche su più generazioni e hanno formulato l’ipotesi dell’esistenza nella psiche umana di “cripte” e “fantasmi” legati a traumi psichici, segreti o problematiche taciute, degli antenati.

 

La psicanalisi considera che esiste nella psiche o anima dell’uomo una parte conosciuta (conscio) e una parte nascosta o sconosciuta (inconscio) dove si trovano tutti i contenuti che non possono essere portati alla coscienza per varie ragioni (traumi rimossi, pensieri inaccettabili per la morale della persona, ricordi troppo dolorosi, ecc). I sogni, in particolare, ci mostrano l’esistenza di questo “altro” mondo che ci influenza molto anche nella nostra vita diurna per esempio con malattie psicosomatiche che spesso hanno origine da qualcosa che si riesce a comprendere solo dopo un lungo lavoro di analisi.

 

Ma fino ai lavori di Maria Törok e Nicolas Abraham si considerava che solamente l’ inconscio individuale era importante per un lavoro di analisi.
Freud, a un certo punto della sua elaborazione, con il saggio “Totem e Tabù” aveva affrontato la questione della trasmissione psichica transgenerazionale, ma era troppo preso dalle sue teorie sulla sessualità e aveva volutamente sottovalutato l’importanza di questa scoperta. Bisogna dire che all’epoca di Freud la sessualità soprattutto femminile era totalmente negata e ciò produceva malattie, come l’isteria, che nascevano dalla repressione di questi istinti naturali. Il sesso era considerato “disdicevole” e il fatto di parlarne, anche se da un punto di vista medico, era una buona ragione per mettere all’indice una persona. L’ottocento era effettivamente malato di sessualità repressa e Freud ha dovuto lottare parecchio per fare accettare questa diagnosi. Ma la sua lotta l’ha portato in direzioni che spesso non gli hanno permesso di approfondire le sue innumerevoli intuizioni.
 

Solo Carl Gustav Jung, discepolo prima e antagonista poi di Freud, aveva compreso l’importanza di questa trasmissione psichica tra generazioni e aveva ipotizzato l’esistenza di un inconscio collettivo luogo della psiche dove l’elaborazione mentale umana si trasmette attraverso i secoli. Ma Jung si era interessato in particolar modo alle rappresentazioni più arcaiche, gli archetipi, senza vedere che per lo stesso meccanismo potevano essere trasmesse nelle famiglia anche immagini, sentimenti, sensazioni, il vissuto, di antenati più o meno prossimi.

Molti altri studiosi, psicoterapeuti, psicanalisti, esperti, hanno approfondito successivamente la tematica della trasmissione psichica tra generazioni e negli anni sessanta Anne Ancelin Schützenberger, psicologa francese allieva di Moreno, ha fatto una sintesi di tutti questi studi e a proposto un nuovo approccio psicoterapeutico che ha chiamato psicogenealogia.
 

La sua storia personale era costellata di problematiche familiari che si ripetevano di generazione in generazione, come per esempio la morte del figlio secondogenito: cercando le ragioni di questa tragica ripetizione  e confrontandosi con l’ esperienza di altri terapeuti è arrivata a elaborare una teoria che potesse spiegare questa “compulsione” alla ripetizione. Anne Ancelin ha anche lavorato per diversi anni in ospedale nel reparto di oncologia tra i malati incurabili e ha potuto verificare che anche in questi casi si erano verificati precedenti di incidenti e malattie non imputabili a trasmissione genetica, come per esempio il caso del paziente il cui il nonno aveva ricevuto una zoccolata di un cammello nei testicoli, che si ammala di tumore ai testicoli due generazioni dopo.
 

 Anne Ancelin ha confrontato la sua esperienza di decine di casi clinici con lo studio di una psicologa statunitense, Josephine Higard, che aveva scoperto che l’apparire di una psicosi nell’era adulta era legato in modo “statisticamente significativo” alla ripetizione familiare di un trauma importante avvenuto nella stessa data nel passato.
 

Queste “coincidenze”, troppo numerose per essere considerate tali, sono state imputate alla “sindrome di anniversario”: una sorta di lealtà familiare inconscia spingerebbe la persona a patire le stesse pene che altri avi hanno sofferto e sovente nelle stesse date. Io stessa ho potuto riscontare diversi casi di persone con questa problematica nell’albero genealogico: Paule, per esempio, di cui ho parlato nel mio mémoire Psychogénéalogie et inconscient collectif de C.G.Jung, ha visto riprodursi per più di tre generazioni nel suo albero genealogico uno scenario di divorzi e tradimenti fino a arrivare al suo divorzio nella stessa data di quello dei suoi genitori.
 

 In psicogenealogia si lavora su una sorta di albero genealogico commentato (genosociogramma) e si mettono in evidenza le ripetizioni problematiche, le date e i nomi, i ruoli di rimpiazzo o di sostituzione di persone morte, ecc. L’ipotesi che è alla base è che tra le generazioni, oltre a una trasmissione di tratti fisici e somatici attraverso il DNA, si trasmettono anche ricordi, sentimenti e problemi rimossi. Oggi questa ipotesi è avvalorata dai lavori del biologo inglese Rupert Sheldrake che ha scoperto i campi morfici, una sorta di campi d’energia che uniscono gli individui e gli animali al di là dello spazio e del tempo (come i campi quantici) e che posseggono una sorta di memoria trasmissibile.
 

 Ma al di là delle spiegazioni scientifiche io stessa ho potuto verificare nel mio genosociogramma la ripetizione involontaria e coercitiva di situazioni del passato. Per esempio, essere andata in Francia, patria natale di mia madre, dove ho praticato la psicogenealogia e di conseguenza la ricerca genealogica, mi ha fatto scoprire i segreti che pesavano sul ramo familiare materno. Per esempio ho scoperto che mio nonno di Torino di cui si sapeva che era emigrato in Francia perché non andava d’accordo con la matrigna, in realtà era emigrato da molto giovane con suo padre, sua madre e il fratello minore in Argentina e solo in un secondo tempo in Francia.
 

 Io oggi abito con mio marito, guarda caso, a Torino e, malgrado le buone ragioni che abbiamo per aver fatto questa scelta, resta comunque il fatto che è la città natale del mio misterioso nonno materno. Che è morto negli anni quaranta in Italia in un sanatorio per malati di tubercolosi (malattia che ha colpito tutta la famiglia in epoche diverse). Nello stessa cittadina dove mia nonna, sua moglie, si è trovata a morire trenta anni più tardi e dove è seppellita.
Malgrado la famiglia abbia abitato in altri luoghi poco prima della morte di mia nonna (che all’epoca non era affatto malata) il “caso” ha voluto che i miei genitori si trasferissero con tutta la famiglia nella città dove mio nonno era morto trent’anni prima.
 

 Boszomenyi-Nagy parlerebbe di lealtà familiari inconsce : la morte di mio nonno, morto in sanatorio solo, senza la presenza dei suoi cari perché all’epoca si pensava che la tubercolosi fosse altamente infettiva, può avere provocato dei sensi di colpa nei sopravvissuti che continua a manifestarsi fino ad ora…
Ancora oggi nella nostra famiglia ci si sposta continuamente da un posto a un altro per scoprire delle cose o pagare dei debiti familiari…
 

Certamente sono solo ipotesi e bisognerebbe conoscere da dove è nato tutto questo, ma già aver potuto prendere coscienza di queste problematiche mi ha aiutato a trovare un maggior equilibrio, mi ha dato il desiderio di approfondire queste tematiche, di affrontare degli studi e oggi di proporre questo approccio a altre persone .

 

Mi chiamo Maura Saita, ho vissuto negli ultimi dieci anni in Francia dove ho ottenuto, dopo quattro anni di studi e un esame finale sulla mia tesi “Psychogénéalogie et inconscient collectif de C.G. Jung”, la certificazione di Psychothérapeute. 
 

Ho seguito inoltre la formazione in psychogénéalogie a Nizza presso un allieva di Anne Ancelin Schützenberger, Cathy Damiano.

Attualmente a Torino accompagno, come consulente, delle sessioni di psicogenealogia.

 La psicogenealogia può essere praticata sia in gruppo che individualmente con il consulente in psicogenealogia che accompagna le persone interessate nella stesura del proprio genosociogramma.  

 

maura.saita@libero.it

 Via Gropello 10138 Torino

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